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Per informazioni rivolgersi alla segreteria:
Casa della Cultura, Via Forlanini 164, Firenze
Tel. 058545778
Cell. 3348460671
E-mail: retetoscana.usm@libero.it
Le/i sottoscritte/i, a titolo individuale od a nome delle associazioni presenti alla V
Conferenza della Rete Regionale Toscana Utenti Salute Mentale “Verso un Coordinamento
Nazionale degli Utenti della Salute Mentale”, condividono il progetto presentato in tale sede.
A mezzo secolo dall’inizio dell’esperienza basagliana di smantellamento delle istituzioni
manicomiali, è ormai matura l’esigenza di una rappresentanza nazionale autonoma degli utenti della
salute mentale, capace di rappresentare chi vive in prima persona tali problematiche e le connesse
esigenze di cura e costruzione di percorsi di inclusione sociale. E’ incomprensibile che, a differenza
della maggioranza degli utenti del servizio sanitario nazionale, gli utenti della salute mentale siano
ancor oggi considerati in gran parte dei casi come oggetti passivi di trattamenti, e non come
autonomi soggetti di percorsi di vita e di cura.
Come hanno affermato le Linee guida per la salute mentale emanate dal Ministero della
Sanità nel 2008, e più recentemente la dichiarazione dell’Ufficio regionale per l’Europa dell’OMS
con il documento «L’empowerment dell’utente nella salute mentale» del 2010, «le persone
dovrebbero essere spinte a promuovere la loro stessa salute, interagire effettivamente con i servizi
per la salute mentale ed essere parte attiva nel controllo della malattia». E’ questo il significato del
concetto di empowerment, il cui elemento centrale è «la sfida al controllo e all’ingiustizia sociale
attraverso i processi politici, sociali e psicologici che rendono evidente il meccanismo di controllo,
le barriere strutturali e istituzionali, l’esasperazione delle norme culturali e sociali che impediscono
alla gente di combattere efficacemente l’oppressione interiore».
Si pone quindi la questione della partecipazione degli utenti alla dimensione del potere, «in
termini di diritti all’autonomia e al libero arbitrio, dei servizi accettabili e accessibili, la possibilità
di valutare il livello dei servizi da parte degli utenti, il diritto di ognuno di questi ad essere
identificato quale persona cosciente in ambito giuridico senza alcuna discriminazione, l’accettazione
dei disturbi mentali e infine servizi più completi e rispettosi con il pieno coinvolgimento degli utenti
e degli operatori».
L’associazionismo degli utenti non nasce in contrapposizione. In primo luogo nei confronti
degli operatori dei servizi pubblici, che sono una realtà necessaria: gli utenti hanno anzi bisogno di
servizi di qualità, con operatori professionali e motivati. Le critiche ai servizi sono rivolte ai loro
limiti, alle mancanze di professionalità ed etica, all’eccessivo paternalismo, alle carenze di risorse
ed alle intollerabili tracce del passato (dal contenimento fisico all’abuso delle terapie
farmacologiche, espressioni della mancanza di rispetto ancora usata da alcuni operatori, anche in
ruoli importanti). Parimenti le associazioni di utenti non intendono contrapporsi a quelle di
familiari, conscie di condividere una sofferenza comune. Non contrapposizione quindi, ma
autonomia: vogliamo affermare il passaggio inarrestabile da oggetti a soggetti protagonisti di
problematiche intime, vissute in prima persona, per dare voce al superamento dello stigma che
vuole gli utenti come incapaci di intendere e di volere, privi di diritti di cittadinanza, ridotti a
problema di ordine pubblico. Le violenze ancor oggi perpetrate in alcuni servizi, la permanenza in
alcuni Dsm di procedure contenitive o traumatiche (mascherate da una supposta “sperimentalità”,
oppure celate dietro un formale adeguamento alla riforma del 1978), le negligenze e le colpevoli
carenze di risorse, economiche e di personale, sono l’unico obiettivo della nostra contrapposizione.
Intendiamo partire con un coordinamento nazionale, costituito su basi federative e paritarie,
aperto alle diverse esperienze che si sono costituite ed a quelle che lieviteranno in futuro, speriamo
sempre più numerose. Associazioni prevalentemente di utenti od associazioni miste di utenti o singoli utenti. Ognuna con la sua pratica locale da mettere a confronto in una sede nazionale per
crescere insieme. Realtà e persone che lavorano sull’auto-mutuo-aiuto e sulla costruzione di una
nuova cultura dell’accoglienza, che operano sui problemi della residenzialità o del lavoro, sul
sostegno legale o terapeutico. Con una regola: l’autonomia ed il diritto di proposta e di decisione
riservati in prima persona agli utenti della salute mentale, siano essi seguiti dai servizi pubblici o
non collaboranti.
I rapresentanti delle regioni approvano il documento. Il 21 aprile 2012, alle ore 13,00 Firenze
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A cura di:
Marta Vigorelli, Francesca Giannone, Luca Mingarelli, Cinzia Guarnaccia, Simone Bruschetta, Raffaele Barone
Traduzione di: Olivia Marchese, Isabella Giuliano, Cinzia Guarnaccia, con revisione di Francesca Giannone.
Le comunità terapeutiche forniscono un ambiente integrato e pianificato, con confini chiari, relazioni affettuose e specifici metodi di risoluzione dei problemi, delle tensioni e dei conflitti.
La vita quotidiana è strutturata intorno a compiti significativi – terapeutici, domestici, organizzativi ed educativi – con l’obiettivo condiviso di apprendere dall’esperienza di vivere e lavorare insieme.
Il network della Community of Communities per bambini ed adolescenti è parte del programma di qualità, miglioramento e accreditamento della Community of Communities.
Esso lavora ad un processo sistematico di miglioramento della qualità, basato su standard, che include una auto-revisione e una revisione tra pari, mettendo insieme le Comunità terapeutiche per bambini e adolescenti e i Servizi che utilizzano un approccio ad esse correlato, nel Regno Unito e nel mondo.
Ciò consente a tutti coloro che si interessano di comunità di differenziare tra servizi che offrono un lavoro di cura ed altre proposte residenziali per bambini ed adolescenti.
Gli standard ci aiutano a comprendere che cosa avviene, come avviene e perché. Essi descrivono il processo e le strutture che rendono “speciali” le comunità terapeutiche e quelle che utilizzano principi simili.
Gli standard che vengono qui presentati sono uno strumento grazie al quale le equipe e gli utenti delle comunità possono condividere “le migliori pratiche” ed utilizzarle come riferimento per l’autovalutazione, la valutazione tra pari e come aiuto, nello sviluppo dei propri servizi.
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La proposta di un progetto di Visiting per i servizi di Sostegno all’Abitare per la grave patologia mentale in età adulta vuole essere il primo passo di un più ampio programma co-costruito di Accreditamento Scientifico-Professionale di Eccellenza dei Servizi Clinico-Sociali, secondo il modello gruppoanalitico della Salute Mentale di Comunità. Esso nasce da una lunga riflessione clinica sulla comunità come metodo di cura che in questi anni ha guidato le attività delle associazioni Laboratorio di Gruppoanalsi e AIRSaM e si propone di creare un Network fondato sui valori della cultura del servizio e dell’orientamento al cliente, della cultura della competenza e della cultura degli obiettivi e dei sistemi di sviluppo delle risorse umane.
L’Accreditamento Scientifico-Professionale verso il quale tende in costituendo Network LdG-AIRSaM si caratterizza quindi per una metodologia di lavoro collettivo fondata su:
Alcune prime Griglie di Analisi delle variabili strutturali (set) dei dispositivi terapeutici comunitari di sostegno all’abitare per adulti, GAS-SET GA e GAS-SET TAD (Griglie di Analisi del Set dei Gruppi-Appartamento e della Terapia d’Appoggio Domiciliare) forniscono un metodo di indagine che coinvolge i gli operatori ed i gestori/amministratori dei servizi. Con la collaborazione di questo costituendo Network intendiamo coinvolgere anche i pazienti nel processo valutativo al fine di fornire un senso di efficacia, stimolando le capacità analitiche personali, gruppali e organizzative e permettere l’assunzione di un ruolo attivo di ciascun attore nelle strategie di cambiamento che tali processi di valutazione innescano.
Le aree considerate dalle GAS-SET riguardano: i Tempi, gli Spazi e i Luoghi degli interventi di sostegno all’abitare, le tipologie di intervento clinico e sociale, il Contesto lavorativo istituzionale, la Numerosità e le Caratteristiche dell’utenza presa in carico e degli operatori, l’Assetto e la Disposizione di lavoro, le Regole di Comportamento contrattate, le caratteristiche del Contratto Terapeutico, le Richieste e gli Obiettivi espliciti della committenza/referenti esterni, le “Presenze” familiari o istituzionali, le Strumentazioni tecniche utilizzate, la Gestione degli psicofarmaci.
La prossima tappa è quella di effettuare uno studio pilota che permetterà una discussione sull’adeguatezza dello strumento e degli item che lo compongono, in un’ottica di costante riflessione ed eventuale riformulazione, anche per un adattamento dello stesso, o una sua sostituzione per il lavoro di valutazione da effettuare con i pazienti.
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Il progetto di Visiting nasce da una lunga riflessione clinica sulla comunità come metodo di cura che in questi anni ha guidato le attività dell’associazione Mito&Realtà e si propone come base per mantenere una discussione critica sul tema, creando una circolarità tra clinica, valutazione e formazione.
Prendendo spunto dall’esperienza britannica, in particolare dal lavoro che ha portato alla formazione di un programma, il Network Community of Communities, il progetto nel quale si inserisce la proposta di Visiting vorrebbe essere il punto di partenza per creare una rete di Comunità Terapeutiche italiane che permetta la definizione di un intervento comunitario condiviso e che assicuri la continua riflessione su quali sono i punti di forza e le criticità del lavoro comunitario, consentendo un cambiamento sincronico all’interno della rete delle comunità, analogo al cambiamento possibile per l’individuo all’interno della comunità stessa.
Con il coinvolgimento delle comunità della rete, attraverso la riflessione continua sui temi sopra citati, si intende porre le basi per una filosofia che orienti il metodo di cura di ciascuna comunità, riflessa in modalità di intervento e valori condivisi, e che vuole essere una risorsa per ciascuna comunità fornendo una struttura di confronto e di supporto, soprattutto nei momenti di maggiore criticità.
La proposta di Visiting quindi, inizia con un’autovalutazione di ciascuna comunità, alla quale seguiranno gli incontri che forniranno un feedback esterno arricchente e propone un modello circolare, analogo all’ Action Research (Lewin, 1980), nella quale l’enfasi è posta sulla partecipazione e l’incontro esperienziale, sulla riflessione sul metodo clinico e organizzativo e sul dialogo tra pari come strumento di lavoro per il cambiamento.
Il manuale per il visiting di comunità per adulti, VIVACOM (VIsiting per la VAlutazione delle COMunità terapeutiche) fornisce un metodo di indagine che coinvolge i servizi nella loro globalità, fornendo un senso di efficacia e l’assunzione di un ruolo attivo di ciascun operatore e ospite nelle strategie di cambiamento, stimolando le capacità analitiche di ciascun soggetto coinvolto.
Le aree considerate dal VIVACOM riguardano: organizzazione generale, clima terapeutico e confort ambientale, caratteristiche generali della cura, attività rivolta alle famiglie, sicurezza dei pazienti e degli operatori, gestione del personale e formazione, documentazione clinica e Sistema Informativo, valutazione della qualità e ricerca.
Rappresentando uno studio pilota ciò permetterà una discussione sull’adeguatezza dello strumento e degli item che lo compongono, in un’ottica di costante riflessione ed eventuale riformulazione. Ciò che si cerca di creare è un approccio che si ponga in contrapposizione con quanto osservato da Pedriali:
“Le Comunità terapeutiche spesso si presentano come monadi isolate che, anche quando svolgono il loro lavoro con scrupolo e serietà, non riescono a produrre una ricerca teorico-clinica, metodologica, epidemiologica e statistica sufficientemente indicativa. Le dimensioni, generalmente piccole, e i mezzi a disposizione, generalmente scarsi, non lo consentono e ciò finisce per determinare il rischio dell’autoreferenzialità. ” (Pedriali, 1999)
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Gruppo di ricerca: Matteo Biaggini, Rita Bisanti, Marino De Crescente, Luca Gaburri, Norma Ghisotti, Simonetta Martini, Samuele Moschetti, Carmine Pasquale Pismataro, Marta Vigorelli
INDICE
0. Dati di base
1. Organizzazione generale
2. Personalizzazione e diritti
3. Clima terapeutico e comfort ambientale
4. Caratteristiche generali della cura
5. Attività rivolta alle famiglie
6. Sicurezza dei residenti e degli operatori
7. Gestione del personale e formazione
8. Integrazioni organizzative e collaborazioni
9. Documentazione clinica e sistema informativo
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Il progetto di Visiting nasce da una lunga riflessione clinica sulla comunità come metodo di cura che in questi anni ha guidato le attività dell’associazione Mito&Realtà e si propone come base per mantenere una discussione critica sul tema, creando una circolarità tra clinica, valutazione e formazione.
Prendendo spunto dall’esperienza britannica, in particolare dal lavoro che ha portato alla formazione di un programma, il Network Community of Communities, il progetto nel quale si inserisce la proposta di Visiting vorrebbe essere il punto di partenza per creare una rete di Comunità Terapeutiche italiane che permetta la definizione di un intervento comunitario condiviso e che assicuri la continua riflessione su quali sono i punti di forza e le criticità del lavoro comunitario, consentendo un cambiamento sincronico all’interno della rete delle comunità, analogo al cambiamento possibile per l’individuo all’interno della comunità stessa.
Con il coinvolgimento delle comunità della rete, attraverso la riflessione continua sui temi sopra citati, si intende porre le basi per una filosofia che orienti il metodo di cura di ciascuna comunità, riflessa in modalità di intervento e valori condivisi, che vuole essere una risorsa per ciascuna comunità fornendo una struttura di confronto e di supporto, soprattutto nei momenti di maggiore criticità.
La proposta di Visiting quindi, inizia con un’autovalutazione di ciascuna comunità, alla quale seguiranno gli incontri che forniranno un feedback esterno arricchente e propone un modello circolare, analogo all’ Action Research (Lewin, 1980), nella quale l’enfasi è posta sulla partecipazione e l’incontro esperienziale, sulla riflessione sul metodo clinico e organizzativo e sul dialogo tra pari come strumento di lavoro per il cambiamento.
Il manuale per il visiting di comunità per adulti, VIVACOM (VIsiting per la VAlutazione delle COMunità terapeutiche) fornisce un metodo di indagine che coinvolge i servizi nella loro globalità, fornendo un senso di efficacia e l’assunzione di un ruolo attivo di ciascun operatore e ospite nelle strategie di cambiamento, stimolando le capacità analitiche di ciascun soggetto coinvolto.
Le aree considerate dal VIVACOM riguardano: organizzazione generale, clima terapeutico e confort ambientale, caratteristiche generali della cura, attività rivolta alle famiglie, sicurezza dei pazienti e degli operatori, gestione del personale e formazione, documentazione clinica e Sistema Informativo, valutazione della qualità e ricerca.
Rappresentando uno studio pilota ciò permetterà una discussione sull’adeguatezza dello strumento e degli item che lo compongono, in un’ottica di costante riflessione ed eventuale riformulazione. Ciò che si cerca di creare è un approccio che si ponga in contrapposizione con quanto osservato da Pedriali:
“Le Comunità terapeutiche spesso [...] si presentano come monadi isolate che, anche quando svolgono il loro lavoro con scrupolo e serietà, non riescono a produrre una ricerca teorico-clinica, metodologica, epidemiologica e statistica sufficientemente indicativa. Le dimensioni, generalmente piccole, e i mezzi a disposizione, generalmente scarsi, non lo consentono e ciò finisce per determinare il rischio dell’autoreferenzialità. ” (Pedriali, 1999)
Organizzazione
Le comunità inserite nel progetto verranno divise in terne, all’interno delle quali ciascuna produrrà un report sulla base del manuale per l’autovalutazione, VIVACOM, il quale sarà inoltrato, da parte del referente visiting di Mito & Realtà, ad una soltanto delle altre due comunità, la quale, una volta concordata la data dell’incontro andrà in visita presso la comunità che ha prodotto il report; lo stesso faranno, secondo il modello circolare già messo in atto dal Network Community of Communities alla quale si rifà il progetto italiano, le altre due strutture della terna, al fine di chiudere il processo di auto ed etero valutazione.